L`acqua, il suolo e l’ambiente costituiscono importanti beni pubblici, beni cioè di cui tutti possono usufruire e che non possono essere divisi tra diversi individui.
Per il loro carattere strategico, i beni pubblici meritano un’attenzione particolare. Alcuni si battono perche` essi restino sotto il controllo statale mentre altri ritengono che la gestione dei beni pubblici debba essere affidata ai privati. Come accrescere l’efficienza nella gestione dei beni pubblici? Quale ruolo per gli attori privati? E per lo Stato?
ago 10
30
Le ultime elezioni europee hanno evidenziato un arretramento delle forze socialdemocratiche. Alla radice di questo indebolimento vi sono forze profonde, mutazioni delle strutture culturali e sociali: la fragilità delle vecchie società industriali, il tramonto della classe operaia, l’avvento di una nuova economia dei servizi, l’individualizzazione delle nostre società e le tensioni provocate dalla società multiculturale sono alcuni degli elementi che mettono in discussione il ruolo e, per alcuni, l’esistenza stessa della sinistra progressista e democratica in Europa. Di fronte a queste trasformazioni, lo zoccolo duro dell’ elettorato progressista si trova tra i dipendenti pubblici.
A quali categorie sociali, la sinistra dovrebbe innanzitutto rivolgersi? E il Partito Democratico? E` possibile costruire un Partito del lavoro che non dimentichi le ragioni dell’ impresa?
ago 10
30
La deregolamentazione della finanza ha sottratto all’economia reale risorse fondamentali , in termini di lavoro, investimenti, di capacità imprenditoriali e di saperi, uniche vere fonti di crescita e di progresso.
Di fronte alle distorsioni dei mercati finanziari, serve più regolazione.
Per questo noi sosteniamo l’istituzione di un’Agenzia Europea di Rating che sottragga il giudizio sull’affidabilità dei titoli sovrani e dei grandi gruppi bancari alla speculazione e all’approssimazione.
Bisogna andare oltre nella regolamentazione dei mercati finanziari? Come frenare l’eccessiva influenza del mondo finanziario? Bisogna tassare più incisivamente gli operatori finanziari e bancari?
E`stata proposta la creazione di scuole di finanza etica. A chi e cosa insegnare in queste scuole?
La costruzione di una società della conoscenza costituisce per l’Europa la principale risposta al rischio del declino e del declassamento.
Per costruirla serve un deciso potenziamento delle risorse destinate alla cultura, ricerca, formazione e istruzione.
In questa prospettiva, l’Unione Europea, nell’intento di colmare le lacune dell’ormai superata Strategia di Lisbona, sta promuovendo il Programma Europa 2020 in cui si prevede, tra l`altro, che l’UE dovra`, entro il 2020, destinare il 3% del proprio PIL alle spese in formazione e ricerca.
Ma dove trovare le risorse per un tale potenziamento? E, in concreto, su quali settori della ricerca bisogna concentrare gli sforzi? Come incoraggiare le imprese innovative?
Il nostro sistema formativo deve essere riformato? Come rendere le nostre scuole e università più europee? E che cosa ne pensate della creazione di un nuovo Erasmus, aperto non solo agli studenti ma a tutti i giovani europei desiderosi di formarsi all’estero?
ago 10
30
Dagli anni Ottanta ad oggi, l’Europa ha raggiunto importanti risultati sul piano monetario e commerciale grazie alla creazione di un grande mercato unificato e alla nascita dell’Euro.
A livello sociale, molto resta ancora da fare. Negli ultimi decenni, nel nostro continente le diseguaglianze sono aumentate. Diseguaglianze territoriali tra l’Europa mediterranea e orientale e quella centro-settentrionale. Diseguaglianze sociali tra ricchi sempre più abbienti e poveri sempre più demuniti. Diseguaglianze generazionali tra giovani precari e generazioni mature relativamente più protette. Di fronte a ciò, si può pensare alla creazione di un Bilancio Sociale Europeo. Quali dovrebbero essere gli obiettivi di questo bilancio? Su quali settori dovrebbe concentrarsi?
La costruzione dell’Europa sociale ha bisogno di sindacati forti e liberi.
Le società europee stanno vivendo profonde trasformazioni strutturali: gli operai del settore industriale si riducono mentre aumentano gli occupati nel settore dei servizi. Allo stesso tempo, cresce il numero dei lavoratori precari e degli immigrati.
Di fronte alla forza di questi cambiamenti, quale avvenire per i sindacati europei? Quali categorie e interessi dovrebbero innanzitutto proteggere? Come dovrebbero adattarsi alle nuove società europee? In che modo ripensare le tutele del mondo del lavoro?
La recente crisi greca ha sottolineato le debolezze istituzionali della governance economica europea.
Deboli poteri di controllo, regole rigide ma facilmente aggirabili, assenza di meccanismi di solidarietà: il Patto di Stabilità e Crescita è di nuovo sul banco degli imputati.
Il Patto di Stabilità va riformato o va bene cosi`? E, nel caso, come andrebbe modificato?
E` giusto che il principale obiettivo della Banca Centrale Europea sia la stabilità dei prezzi? Andrebbe rafforzato il controllo politico su di essa?
E il Parlamento Europeo dovrebbe avere un ruolo maggiore nel governo dell`economia europea? Quale ruolo per le altre istituzioni dell’Ùnione Europea? Insomma, come migliorare la governance economica europea?
Il mondo e l’Europa stanno attraversando la crisi economica più grave degli ultimi settantanni.
La crisi ha impoverito le famiglie europee, riducendo i loro redditi e la crescente disoccupazione sta sfibrando i lavoratori europei.
Allo stesso tempo, la riduzione delle entrate fiscali e l’adozione di misure anti-recessive hanno portato il deficit e l’indebitamento pubblico a livelli di allarme.
Per l’Europa, si pone quindi un difficile dilemma: riduzione o aumento della spesa pubblica?
Noi auspichiamo il rilancio della spesa pubblica con l’emissione di titoli obbligazionari europei, gli Eurobond, destinati a finanziare un grande piano di investimenti europei.
L’Europa può fare di più ?
La zona Euro ha una moneta unica ma la politica di bilancio è ancora di competenza dei singoli Stati. Per costruire un Governo Europeo dell’ Economia e dell’ Ambiente non si dovrebbero attribuire all’Europa più poteri e risorse a livello di bilancio? Cosa ne pensate?
ago 10
30
Solo un Welfare State sostenibile può garantire la solidità e la coesione delle società europee. La debole crescita economica europea, l’invecchiamento della popolazione e il numero crescente di immigrati stanno mettendo alla prova i tradizionali sistemi di protezione sociale.
Per garantire la perennità del nostro Stato sociale, che fare? Come rispondere ai nuovi bisogni di una popolazione sempre piu`anziana? Bisogna riformare le pensioni? Come? In che modo si può contrastare la precarietà che sempre più giovani europei subiscono? Garantire un’assistenza sanitaria universale e gratuita è ancora possibile? Come allargare e rafforzare i diritti di cittadinanza?
ago 10
30
Il processo di globalizzazione ha rivoluzionato il sistema economico mondiale: la liberalizzazione del commercio internazionale ha allargato il mercato a nuovi protagonisti come la Cina e l`India, i confini tra Paesi si sono allentati facilitando le grandi migrazioni e aprendo il mercato a miliardi di nuovi produttori e consumatori.
La globalizzazione pone l’Europa di fronte ad un bivio: da un lato, secondo alcuni, essa dovrebbe cavalcare l’onda della liberalizzazione dei mercati, aprirsi ai beni e prodotti esteri e cercare di insediarsi nei nuovi promettenti mercati; altri sostengono invece che l’Europa dovrebbe proteggersi dal commercio internazionale, tutelando le proprie produzioni nazionali e la propria occupazione.
La globalizzazione rappresenta una risorsa o una minaccia per l’Europa? In che modo essa mette in discussione il nostro modello sociale? Esiste davvero il rischio di una “corsa al ribasso”, di uno svilimento dei nostri standards sociali per tenere il passo delle nuove potenze economiche a basso costo? E cosa dovrebbe fare l’Europa per essere più competitiva nel mercato globale?